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Le Recensioni di Easy Pop

A cura di Franco Paoletti

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Le recensioni a cura di Franco Paoletti e del Bolognese Volante

 

Tutto l’amore che conta davvero. Omaggio a Pino Mango. Teatro della Triennale, Milano, 19 novembre 2019.

 

<<È difficile riuscire a mettersi nei panni di un vero fan quando non lo sei. Partecipi però ad un evento corale, dove percepisci intorno a te emozioni e passione.>>   Bolognese Volante.

Nel quinto anniversario della sua scomparsa, Milano Music Week dedica una giornata a Mango con ospiti d’eccezione: Tutto l’amore che conta davvero. Un happening per molti, ma non per tutti. Posti limitati, ad inviti, gratis. Galleria totalmente riservati, e piena, ai fans di Pino Mango, un modo per ringraziarli e renderli protagonisti della serata.

Sono passati cinque anni dalla scomparsa di Mango, un artista unico a cui la Milano Music Week ha deciso di dedicare un’intera giornata in cartellone. Un’occasione per ricordare l’artista di Lagonegro, celebrare il suo talento unico e sfaccettato. Per avvicinare al suo mondo musicale e letterario un pubblico nuovo e sempre più ampio. L’appuntamento è per martedì 19 novembre 2019. La giornata ha un titolo, Tutto l’amore che conta davvero, come l’omonimo cofanetto in uscita per Warner Music Italy.

Presenta : Laura Valente (moglie di Mango). Laura entra ed il pubblico le tributa un lunghissimo applauso, quasi a volersi unire a lei.  Tra una recita ed un’altra di un testo di Mango, ad opera di una voce narrante,  lo spettacolo vero e proprio inizia con Giorgia, che propone  “la rosa dell'inverno”  in versione acustica. Ovazione numero uno.  Ed ecco che comincio a capire cosa vuole dire essere “veri fan”. Alcuni sono "toccati" dalla interpretazione di Giorgia. A seguire la performance di Giorgia, un bellissimo balletto, sulle note di una canzone di Sting, registrata su 24 piste, interpretata in maniera sublime da Mango. Applausi scroscianti del pubblico. È la volta poi di Eugenio Finardi,  a contribuire al tributo a Mango, in questa serata che per i fans è oltre che magica :  è subliminazione allo stato puro. Eugenio Finardi canta una versione a modo suo, personalizzata,  di “oro”, al termine della quale definirà Mango <<un cantante gentile>>.  Vengono mostrati, tra una interpretazione ed un’altra degli ospiti, dei contributi video, come quello di Jovanotti,  che canta Mango durante la tappa del suo beach tour, dove propone una versione reggae di “Mediterraneo” . Vi sono poi i saluti di Laura Pausini, in tour in Spagna, e di Franco Battiato. Tocca poi salire sul palco ad Alberto Salerno ed alla sua istrionica moglie Mara Maionchi, Mauro Paoluzzi. Due pilastri della musica italiana, ognuno per il suo ruolo. Entrambi raccontano aneddoti riguardanti, ovviamente Mango. Momento topico, quando Alberto Salerno si  emoziona, ed evidentemente commuove, sulle note di "lei verrà",  vedendo un video che riprende le canzoni più belle composte da lui per Mango. Momento che non sfugge ai fans,  che immediatamente gli tributano un caloroso e scrosciante applauso. Viene letta una lettera di Angelina Mango che smuove nuovamente il popolo dei fans. Laura Valente, sul finire della serata,  riceve dalla Siae una targa oro di Oro, che condivide immediatamente con i figli Angelina e Filippo, nel frattempo saliti sul palco. Molto bello il quadretto della famiglia unita sul palco. Laura chiama poi tutti gli ospiti intervenuti nel corso della serata per i saluti finali, e  sottolineando il forte attaccamento di  Pino Mango alla sua terra ( la Lucania, ) chiude presentando il gruppo folk dei Tarantolati di Tricarico che intonano “la rondine”,  con strumenti musicali tipici lucani ed in una versione folk. Un momento catartico, i fans sono tutti in piedi che battono le mani al ritmo della rondine proposta dai Tarantolati di Tricarico, esibizione  che chiude una serata che mi è piaciuta,  oltre le mie aspettative,  e che per i fans contribuisce a mettere un'altra perla nel loro ricordo di Pino Mango. Un Mango, che mi associo all’augurio di Franco Battiato, speriamo sia in luogo “evoluto”.

Bolognese Volante per Easy Pop – Radio Città Fujiko.

 

 

Franco Paoletti con Mara Maionchi all’uscita dal Teatro della Triennale, Milano, 19-11-2019

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il saluto finale sul palco al termine della serata Tutto l’amore che conta davvero

 

 

 

 

 

 

 

Il Concerto di Marina Rei  a Modena -   Recensione del Bolognese Volante 

Mercoledì 26 agosto 2020. Modena, Ponte Alto Festa Nazionale della Unità 2020. È  stato diciamo Il concerto del distanziamento….

Al concerto entri ed esci rigorosamente con la mascherina, anche se sei in mezzo al Parco dell’Arena sul lago, Modena, Festa della Unità 2020. Rispettate le distanze di almeno un metro, anche più, tra una sedia ed un’altra. Niente concerto in piedi, vietato alzarsi e ballare, sta espressamente scritto all’entrata. Servizio di sicurezza molto presente a garantire le misure. Marina Rei propone soprattutto i brani del suo nuovo lavoro, “per essere felici”. In pratica canta tutto il suo nuovo CD. La accompagnano i suoi musicisti di fiducia.

Bisogna davvero ringraziare Marina Rei. Un’ora e mezza quasi ininterrotta di concerto, dalle 21:30 alle 23:00, di una vera professionista della musica. Di questi tempi, un bellissimo regalo.

Marina si alterna sul palco suonando alternativamente la chitarra, la batteria e le tastiere, tutto ovviamente cantando. Averne di artisti musicali così. Chapeau!     Uno dei pochi concerti di questo sventurato anno 2020.

Paletti a Bologna: della serie "una volta c'era...". Di Franco Paoletti

 

Una volta c'erano le vendite di dischi. Oggi ci si sono Spotify, iTunes e le piattaforme digitali.
Una volta c'erano i cantautori. Oggi ci sono i "talent show" (!). 
Una volta ai concerti c'erano <<i giornalisti accreditati>>. Oggi ci sono i "TheGiornalisti", che li tengono, i concerti, e le piattaforme digitali come You Tube, a decretare i successi e gli insuccessi, a suon di milioni di visualizzazioni; Fabio Rovazzi e il suo "andiamo a comandare" docet. 
Oggi ad un concerto come quello di Paletti i giornalisti non ci sono.
Forse non ci sono nemmeno più giornalisti che si occupano di musica.
Non ci sono trasmissioni televisive,  che si occupano di musica.
Non è affatto facile, oggi, per un cantautore come Paletti, emergere.
Nessuna intenzione di fare paragoni con il passato, ma anche  personaggi del calibro di Lucio Battisti, Francesco De Gregori, oggi farebbero molta molta fatica ad emergere. Forse non emergerebbero. Sicuramente non venderebbero i milioni di dischi che personaggi del calibro di Lucio Dalla o Fabrizio de Andrè vendettero nel passato. 
Ma tutto ciò premesso,  torniamo a Paletti. Chi è Pietro Paletti? 
Bresciano, 36 anni, dall'età di 6 suona la tromba e la chitarra. A 19 anni si trasferisce a Londra e lì studia sound design. Tornerà in Italia nel 2005. Parallelamente al lavoro di produttore e compositore per documentari e spot pubblicitari, suona il basso e canta col gruppo The R’s. Con loro pubblica l’album "De fauna et flora" e arriva ad esibirsi negli Stati Uniti. Nel 2012 esordisce come solista con l’Ep Dominus cui segue nel 2013 l’album "Ergo sum". Alla fine dell’anno entra nei sessanta artisti da selezionare per le nuove proposte di Sanremo con “La gente siamo io e te”, ma viene scartato. Firma un contratto con la Sugar che rilancia "Ergo sum" e pubblica l’Ep "Palettology" contenente i singoli pubblicati e due inediti (“La gente siamo io e te” e “Comodamente schiavo”), in versione audio e video.
Quindi si distacca dalla Sugar e nel 2018 fa uscire l'ultimo suo lavoro, "Super".
E' autore del brano "Ma che ci faccio qui", cantato da Mina e Adriano Celentano nel loro album "Le migliori" (2016).
Genere Pop rock cantautoriale, canta di vicende della società contemporanea, prendendo spunto da sue esperienze personali, mettendosi, come più volte sostenuto da lui stesso, "a nudo".
Proposto fin dal lontano 2013, dall'uscita di "Ergo Sum", è diventato uno dei beniamini di Easy Pop e del suo conduttore, Franco Paoletti, che in lui crede convintamente, come  cantantautore contemporaneo.
Il concerto al Locomotiv è stato coinvolgente, l'artista ha fornito uno spettacolo professionale e convincente.
Paletti inizia con "la notte è giovane", e canta vari brani tratti dai suoi tre lavori.
Pezzi forte a mio avviso sono i suoi cavalli di battaglia, come "senza volersi bene", "cambiamento", "nonostante tutto".
Paletti fa anche un bellissimo assolo con la chitarra, per poi concludere il brano sul palco con la band.
Conclude con il brano "a che serve l'amore", tratto dall'ultimo lavoro "Super".
Peccato per lo scarso pubblico presente, una occasione mancata per un buon concerto dal vivo.
Purtroppo, perchè tra un folto pubblico e poche persone l'atmosfera cambia come il coinvolgimento e il pathos, davvero un grande peccato. 
La piazza di Bologna non è mai facile, per tanti motivi, compreso venirci.
Proprio in virtù di ciò, Paletti e la sua band decidono di cambiare il programma del bis che avevano previsto inizialmente, con due  cover esilaranti, dove Pietro lascia spazio al basso e al tastierista in veste di cantanti. E bisogna dire che questi si comportano egregiamente! 

Scaletta del concerto di Pietro Paletti al Locomotiv, sabato 7 aprile 2018.
La notte è giovane
Lui lei l'altro
Accidenti a te
Chat ti amo
Senza volersi bene
capelli blu 
Cambiamento 
Jimbo
Nonostante tutto
Enreide
Più su
A che serve l'amore
Bis
Rock the casbah (The Clash) - cover 
Maniac  (Michael Sembello) - cover  
Avere te 

Discografia
2013 . Ergo Sum 
2015 . Qui e ora 
2018 . Super

EP
2012 . Dominus 
2014 . Palettology 
2014 . Quello che non c'è (feat. Ex Otago)

Bolognese Volante, 13/04/2018
Tutti i diritti riservati

Link

https://www.facebook.com/124073160984825/videos/1746659335392858/

Video dei concerti a Bologna di Paletti 

https://www.facebook.com/Easy-Pop-Radio-Citt%C3%A0-Fujiko-124073160984825/

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Alison Moyet in concerto a Milano

17 Dicembre al Fabrique 

Recensione del Bolognese Volante

 

Unica data in Italia, un concerto che vale il prezzo del biglietto.

Alison Moyet è una cantante britannica di musica pop rock. Ha iniziato utilizzando la sua voce contraddistinta da potenti toni bassi, a cavallo tra blues e soul, in un contesto elettronico synthpop ed electropop. Ha raggiunto il successo internazionale con il duo Yazoo insieme al tastierista Vince Clarke, già membro fondatore dei Depeche Mode. Ha intrapreso poi la carriera solista, maggiormente orientata verso il pop, all’inizio, e il rock, in séguito, dando ampio spazio al sottogenere romatico della ballad. La cantante, nel 2002, ha ottenuto due nomination, una ai Brit Awards come “Miglior Voce Femminile” per l’album Hometime, e una al premio Mercury Music Prize. Il 16 giugno  2017 la Cooking Vinyl  presenterà ‘Other’ – il nuovo album della leggenda del pop Alison Moyet.  “Other” rispecchia una Alison al massimo delle sue capacità, creando un suono elettronico pop molto intenso ma allo stesso tempo poetico. “Other” è stato creato in collaborazione con il compositore Guy Sigsworth, che ha già lavorato in passato con Björk, Goldie e Madonna.  In questa italietta dove gli anni ’80 sono l’unica cosa che ci è rimasta, per citare Raf, (ndr  “cosa resterà…. di questi  anni ’80?”)  come non andare a sentire una delle voci tra le più rappresentative di quegli anni?  Il concerto comincia alle ore 21.05 e termina alle ore 22.30. Alison Moyet canta senza una sosta una per un’ora  e mezza.  Un magnifico esempio di bravura e professionalità.  Dal suo repertorio canta  sia canzoni vecchie che nuove. Mirabile la sua interpretazione di “other”.  Pubblico piuttosto “attempato”, come era prevedibile, le nuove generazioni, salvo poche eccezioni, non conoscono Alison. Pubblico che va in delirio quando Alison Moyet  canta le sua vecchie glorie. Vestita di nero, con un abito elegante,  sobrio, quasi minimale. Bravissimi anche i due accompagnatori di Alison Moyet, John Garden e Sean McGhee, quest’ultimo anche voce di accompagnamento. Entrambi oltre ai sintetizzatori,  in alcuni brani  suonavano la chitarra elettrica o la chitarra classica. Nessuna band, solo i due accompagnatori che utilizzavano dei favolosi e ridotti sintetizzatori di ultima generazione, degli  splendidi oggetti. Mi ricordavano i Kraftwerk... Il concerto termina con il bis, di cui l’ultimo pezzo, Don’t go, manda il pubblico in visibilio. L’artista ringrazia il pubblico, e con la stessa sobrietà con cui è scesa sul palco, ha tenuto il concerto, se ne va, tra gli applausi sentiti. 

Fabrique ,Milano, 17 dicembre 2017.

Ecco la scaletta del concerto nell’ambito del tour 2017-18 di  Alison Moyet al Fabrique di Milano.

I Germinate
When I Was Your Girl
Nobody’s Diary
Wishing You Were Here
Ski
Only You
Beautiful Gun
Changeling
The Sharpest Corner (Hollow)
All Cried Out
Lover, Go
Other
The Rarest Birds
Alive
Right as Rain
Situation
Love Resurrection

BIS

Whispering Your Name
Don’t Go

By Bolognese Volante

Qui di seguito un breve video del concerto. 

https://www.facebook.com/100005188546679/videos/vb.100005188546679/882524635263813/?type=2&theater&notif_t=video_processed&notif_id=1513793369869604

 

Report del concerto di Alberto Fortis concerto al Bravo Caffè lunedì 23 ottobre 2017

 

In un mondo ormai “nevroticizzato”, e secondo me, anche parecchio “annoiato”,  apprendo del concerto a Bologna di Alberto Fortis tramite il passa parola di amici.

Altrimenti avrei dovuto consultare il sito web di Repubblica Bologna dove lo spazio all’evento è il seguente:

Musica
ALBERTO FORTIS
Alle 22 al Bravo Caffè (Mascarella 1), ultima delle tre repliche del concerto di Alberto Fortis: il cantautore italiano propone i migliori brani della sua lunga carriera.

 

La musica in Italia, in questo contesto storico, è messa così.

 

Il concerto dura quasi due ore. Fortis tiene la scena da solo, cantando e suonando il pianoforte e l’armonica.

In occasione di due brani viene accompagnato dal violino. Per il resto egli è il protagonista assoluto. Non sono mai stato un fan di Alberto Fortis, per cui il mio giudizio non è inquinato da alcun  “fanatismo”.

Il concerto a mio avviso è stato di livello, Fortis è sicuramente professionale,  l’artista si è speso e si è dato al pubblico per quello che è il suo personaggio.

Siamo di fronte ad un talento “vero”, non una sorta di “prefabbricato” stile talent show. Dobbiamo accettare anche qualche sbavatura, quando siamo di fronte ad “un artista”,  un onesto show man come Fortis, il quale non può ricreare in un concerto “live” le atmosfere sonore dei dischi, oltre tutto senza strumentisti!

Fortis ha reso omaggio a diversi personaggi, onestamente faccio fatica a ricordarli tutti, diciamo che quelli che ricordo sono John F. Kennedy e John Lennon. Mi si perdoni la mancanza degli altri citati.

Tra i tributi dell’artista, oltre al già citato John Lennon vanno citati anche “mi fa strano”, di Vecchioni, e La nena del Salvator.

Come già precisato poco prima, non conosco Alberto Fortis. Ma di questo suo concerto due cose mi hanno fortemente impressionato.

La prima, l’omaggio, il tributo ai pellerossa nativi americani. Egli ha citato lo sterminio che fu compiuto nell’epoca della colonizzazione, di circa 2.000.000 di nativi. Una cifra impressionante.

Ed ha invitato il pubblico ad approfondire la conoscenza della cultura dei  pellerossa americani, andando oltre quegli stereotipi che ci sono stati trasmessi fino a poco tempo fa.

Ha infine enfatizzato come quel popolo così antico, e per noi “selvaggio”, fosse a conoscenza del simbolo dell’infinito.

La seconda il brano “con te”, singolo pubblicato nel 2016 di alto livello, a mio modesto parere.

E’ abbastanza raro, in questo contesto storico musicale, pur ascoltando molte nuove proposte ogni settimana, sia indi che hit, che io mi imbatta in canzoni con testi a così forte impatto emotivo come appunto il nuovo singolo di Alberto Fortis.

Per la cronaca Fortis ha eseguito molti dei suoi cavalli di battaglia,  iniziando la sua esibizione con “Tra demonio e santità”, per proseguire via via con altri brani tra cui “settembre”, “fragole infinite”, “la sedia di lillà”, il “duomo di notte”,  che Fortis  ha ricordato essere stato accreditato come  uno dei 100 dischi italiani più belli di sempre.

E poi la storica “Milano e Vincenzo”, “a voi romani”.

 “Tu lo sai”.

“Do l’anima”.

“Infinità infinita”.

Nel complesso, a mio avviso, un bel concerto.

By Bolognese Volante, 24/10/2017

http://www.radiocittafujiko.it/musica/document-370

I Simple Minds ed il loro “acoustic live” a Bologna, Teatro Auditorium Manzoni, 25 aprile 2017.  

Di Franco Paoletti.

 

I Simple Minds  sono tornati a Bologna, questa volta in teatro, per la precisione al Teatro Manzoni,  con un nuovo recital  in versione acustica. Entusiasmanti  e coinvolgenti esattamente come 40 anni fa, quando  la loro avventura iniziò da Glasgow, nei piccoli pub di periferia. Certo, Jim Kerr oggi è un po' ingrassato,  ma il suo stile ne ha guadagnato in simpatia e sicurezza. Ha perso quella sua diffidenza  e la sua proverbiale timidezza e ci è sembrato più cordiale e simpatico. Ha perso quel “aplomb” inglese, e scherza pure, in italiano e in inglese, e si permette di giocare col suo pubblico.  Lo fa a Bologna, una piazza che lo ha sempre accolto benissimo, e anche questa volta il calore del pubblico è evidente, e con  il pubblico parla del cibo bolognese, scherza e fa battute.

Insomma, Jim Kerr sul palco cammina salta e ride, fa persino battute ironiche sul suo compagno di avventura Charlie Burchill,  sempre stando al centro della scena. E' rimasto il felino che conosciamo oramai da 40 anni. Capisce che il suo pubblico, anche se attempato,  gli vuole  ancora bene,  tutti sono preparati e quasi tutti, non proprio tutti,

cantano le loro canzoni, entrate di fatto nel nostro DNA dei ricordi.  Il live è un perpetuo tuffo nei ricordi negli anni ‘80 e ’90,  ma soprattutto ’80.   Quell’entusiasmo pervade il pubblico, fino a dare la sensazione di ritrovare degli amici. E’  un salto temporale non da poco, per un attimo scintilliamo tutti assieme a lui in un unica ola, in un unico coro che ferma il tempo per la durata della canzone. 

Ma lo show?  Essendo acustico con arrangiamenti essenziali, sono stati tolti tutti i fronzoli di un concerto “normale”, via fumi, ma soprattutto, via tastiere elaborate  e strumenti super elettronici a favore della chitarra di Charlie e della voce di Jim, a contorno anche un bel gioco di luci che in teatro va benissimo e fanno sempre  scena.

Per fare questo Jim Kerr sottolinea il grande lavoro che è stato fatto, in pratica di riscrittura quasi completa delle canzoni eseguite in acustico, molto diverse dagli originali.

Ma cosa hanno suonato? Aprono lo show con  la batterista, Cherisse Osei, bravissima, che in un clima di attesa e trepidazione, comincia a suonare la batteria, poco dopo entrano i chitarristi che cominciano ad intonare un brano che a poco a poco il pubblico intuisce essere quello sarà il primo brano: New Gold Dream…. il pubblico comincia a scaldarsi quando entra in palcoscenico Jim Kerr, coma a sancire: lo spettacolo abbia inizio!

 Via via che Jim Kerr prende confidenza con il pubblico, le sue battute si fanno coinvolgenti per il pubblico  e così la musica, dove uno dopo l’altro si alternano  The American per poi incalzare con tutti i brani degli inizi scintillanti come Glittering Prize, Chelsie Girl,  Someone Somewhere in summertime,  cambiando registro con See the light, staccando con Waterfront , con Jim Kerr validamente supportato da una corista di sicura bravura, Sarah Brown. Un Jim Kerr ispirato e ben supportato dalla sua band arriva a fare un omaggio a David Bowie (Andy Wharol) in un duetto con il chitarrista Gordy Goudie,  incalzando poi con una rallentata Speed your love to me, riprendendosi poi con la mitica Don't you forget about me,  e arriva l'ovazione e la standing ovation su Sanctify yourself che rappresenta la catarsi con numerose parti del pubblico in piedi quando non addirittura a ballare. Altro break e riappare la cantautrice KT Tunstall (da noi famosa perchè le sue canzoni sono state scaccheggiate dalla pubblicità) che già ha aperto il loro show e duetta con Jim Kerr  omaggiando Prince (the cross ) e poi Promised you a miracle fino ad arrivare al gran  finale, annunciato all’inizio del bis da Jim Kerr, quel Alive and Kicking che tutti si aspettavano. Saluti e baci, con Jim Kerr che indugia ancora alcuni minuti sul palco, mentre il resto della band è sparito dietro alle quinte, a danzare per i suoi fan,   e le due ore di show sono volate. Un bel ricordo, con  adrenalina a mille,  ma anche una sorta di insoddisfazione,  dove sono altre gemme preziose del repertorio  dei Simple Minds ?   

Bravi anche gli strumentisti di accompagnamento, su tutti l’energetica batterista Cherisse Osei e la corista Sarah Brown, oltrechè  Charlie Burchill un  po' defilato questa volta nelle retrovie e ottima acustica. Integrano lo show il bassista Ged Grimes e il chitarrista Gordy Goudie.  In definitiva show  assolutamente da vedere. Prossima tappa Firenze poi Milano e poi l' Europa. Quell’Europa, tocca sottolineare,  così diversa dai tempi di Empire and Dance.

 

Franco Paoletti

Easy Pop – Radio Città Fujiko

 

INTERVISTA A FABRIZIO TAVERNELLI

Recensione ed intervista di Franco Paoletti a Fabrizio Tavernelli in occasione dell'uscita del nuovo album dell'artista, Fantacoscienza.

Fabrizio Tavernelli :  Fantacoscienza – Ed.  Lo scafandro.

Recensione di Franco Paoletti.

Ecco un bel disco pensato e progettato molto bene  da Fabrizo Tavernelli  (cantautore  concittadino del Liga e dello scrittore di Pier Vittorio Tondelli) e realizzato grazie al crouwdfunding. Il disco si intitola Fantacoscienza  e riporta on the road il cantautore di Correggio a due anni di distanza dal suo precedente Volare basso.

Questa volta (sarà stato il vino Lambrusco ?) come un Vate  ci prende per mano e ci porta a scoprire lo spazio, attraverso 13 tracce evocative ( Fauni)  oniriche ( un po’ rock (Niente)  e un po’ ballard e un po’ sognanti (Hallow Baobab) e anche un po’ spaziali dentro noi stessi…nel nostro inconscio.

Un viaggio ad occhi aperti attraverso più dimensioni del pensiero e del corpo, alla ricerca di un contatto interno ed esterno della nostra coscienza.

Il neologismo Fantacoscienza fu coniato alla fine dei ’60 dal noto giornalista e critico cinematografico triestino Callisto Cosulich per interpretare quei film “alla Blade Runner” ,che avevano qualcosa di fantastico, ma anche una interpretazione della propria coscienza….E non c’è termine piu’ appropriato per quest’ opera poiché qui le Galassie si spalancano proprio come un libro  e sono assai diverse…sogni visoni grandi abissi esaltazioni e deliri e visioni distorte del reale (Distorta Gestalt) ed errate percezioni dei nostri sensi,  tutte dimensioni però che ci mettono in contatto armonico o disarmonico con la Natura i suoi suoni e i suoi ritmi.

E poi  ancora apatie disvelamento del reale  e ipnoticità e follie …insomma un disco ben suonato, mai banale, un osservatorio sociologico sull’ uomo e sulla sua anima sia  essa buona che cattiva.

Un disco che ti prende sin dal primo ascolto, ti attraversa la pelle e poi diventa tuo. Un disco che ti fa sognare anche per via dei suoni , che sono integrati da strumenti oggi insoliti: xilofoni flauti cimbali fujara….ma che non si creda sia un disco progressive mi raccomando.

Insomma fare un disco strutturato di contenuto e ben suonato di questi tempi e a un costo basso è fantascienza oggi ?  No è fantacoscienza….e Tavernelli ce ne fornisce la prova. Sublime.

Franco Paoletti

Intervista di Franco Paoletti all’artista.

Franco Paoletti (in neretto le sue domande)

‘FANTACOSCIENZA’  …anche con questo   mi hai nuovamente stupito….e ovviamente in bene.  Le aspettative  dal titolo Fabrizio in questi giorni  sto ascoltando e studiando il tuo disco forse erano altre, ma è pur sempre un gran album….

 

Fabrizio Tavernelli (in corsivo le sue risposte)

Grazie, mi fa molto piacere che ti piaccia.  Le reazioni  in generale su questo album sono davvero buone buone…

Eri davvero ispirato…

Yesss,  si certo….è uscito quasi di getto….

Nel disco c è una dedica a Cosulich….  (sai essendo friulano…mi è caduto l’occhio…)…come mai ?

Eh si…tra l'altro credo di aver sbagliato il nome sul libretto perché era dedicato a Callisto Cosulich e non  a Oscar….  Insomma Callisto Cosulich è stato il critico cinematografico che ha coniato il termine  fantacoscienza per definire i  film come  ‘2001 odissea nello spazio’  o ‘Solaros’ di Tarkovskij che in definitiva erano si  film di fantascienza, ma in verità erano anche film  di esplorazioni interiori del proprio subconscio, in cui il viaggio nello spazio in universi  sconosciuti è una metafora alla scoperta del tuo io interiore, il macrocosmo  che corrisponde al microcosmo…Stessa cosa dicasi per la fantascienza di scrittori come Philip k. Dick o Ballard che trattano la fantascienza   in cui la percezione di altri mondi è una esperienza metaforica  alterata della propria mente….

Tutto torna….Sai seguivo i Cosulich  dal quotidiano Il Piccolo di Trieste o da Il Messaggero Veneto…. I Cosulich sono triestini  e il festival della fantascienza c’è tutt’ora…ti tranquillizzo… Oscar  è il figlio di Callisto ed entrambi si occupavano della rassegna  Future Film Festival…di Trieste. Non hai sbagliato…. Oggi però  è  rimasto solo Oscar…

Friuli futuribile…

Forse…anzi non proprio .  Forse oggi è ancora terra di  Elfi e Fauni…e a proposito….un pò inquietante  il tuo pezzo ‘ Fauni’…Come nasce questa lirica??  Un sogno? Un incubo particolare?

No.  ‘Fauni’  è l’accettazione dell’eterna condizione del fauno maschile  prepotente, infoiato,  disposto a calpestare e dominare anche in vecchiaia;  è pure il dilagare del faunismo del social in cui la famelica avidità sessuale è la nuova arena di  conquista, il bosco digitale in cui rincorrere le ninfe  e in cui sfogare l onanismo….

Cavolo…che voli pindarici…comunque questo è un disco raffinato nel senso culturale  del termine, cultura come sfoggio di cultura  classica e penetrabile solo dopo diversi ascolti anche perché  fai riferimenti  alti  come la Gestalt School  ( la scuola filosofica e psicologica delle figure) o ai fauni che rimandano ad una cultura classica e ai miti…..Comunque tutto questo è molto figo…Sei sempre avant garde…

Osservo e analizzo…la mia è un po’ sociologia antropologia  ed etologia etnologia…trasferita su disco…

…E demografia …

Già . E noi siamo fuscelli trascinati dagli eventi dalla storia… E’ bene avere almeno  la coscienza della nostra condizione e sperare nella fantacoscienza;  è dentro di noi la salvezza…

Si sono d’accordo quando dici:  è un disco culturale- … ci sono molti sottotraccia, come gli album di una volta, ci si entra ascolto dopo ascolto….devi scavare…ascoltare attentamente…

Pero’ , ma    metterti a nudo cosi’….??   li per li mi sarei aspettato una cosa molto piu’ elettronica che psicologica…forse anche i tuoi fan….

Ma  sai è stata  una scrittura automatica,  flussi di coscienza…quello che esce esce…senza fronzoli o barriere…o autocensure…ne è uscito questo lavoro. Lo spazio qui è  piu’ un concetto…nei brani ci sono anche atmosfere e suoni spaziali,  ma fare un disco prettamente spaziale/elettronico sarebbe stato  un po’ facile e pacchiano…Non trovi?

Certo… ma io però  mi sarei aspettato un nuovo suono  un  efficace mainstreem  tipo Moby  di Play o di altri dj … E comunque è un disco diverso dal  tuo precedente’ Volare basso’…perché questo suono?

 Ho capito…. Eh a me non  piace stare fermo e non mi piace fare un disco uguale all’altro…

Già e confermi di  essere un ottimo autore se non altro molto originale rispetto  a  rime cuore/amore…alle tematiche intendo….

Beh ci provo dai…

Vorrei sapere che libri hai letto in quest ‘anno e mezzo per farti scavare l' inconscio  e farti scatenare cosi’…

Boh ..tanta roba… ma forse mi ha ispirato più il lavoro al supermercato: quello è il vero osservatorio antropologico esistenziale  che mi ha ispirato…Un viaggio lisergico nel mio osservatorio del consumo compulsivo e del marketing totalizzante….

Mi viene male al pensarci…e nota io ho fatto diversi corsi di marketing  capendo che la psicologia non fa per me…

Io devo andarci purtroppo  li è il mio hobby forzato altrimenti non pago le bollette e l’affitto. Diciamo che ne ho fatto fonte di ispirazione e devo dire che stare in quel  nonluogo in cui hai uno spaccato dell’umanità  più varia mi ha ispirato molto in tutti i tre miei tre dischi solisti direi…

Nel disco c’è un  jaccuse alla tv di oggi, parli di luddisti….E poi questa storia del raggio della morte…. La storia che racconti  è degna di un episodio alla X files da passare agli agenti  Scully e Molder .….(scherzo)…

Ma è vera questa storia del raggio; ovvero una esplosione  che avenne il 18 ottobre del 1944 sul crinale dell’ appennino modenese…una sorta di aurora boreale trascritta  in  documenti che puoi ritrovare nel libro di Gerardo Severino e  Giancarlo Pivat  ne il raggio della morte….

Sai il disco mi ricorda anche nel complesso l ultimo dei Delta V  ‘Pioggia rosso sangue’  e a tratti il pessimismo di Samuele Bersani del primissimo disco  il disincantato    ‘c hanno preso tutto’  dove fra l'altro Samuele ci evocava pure il nano e la ballerina…Insomma un album caldo sanguino, ma  mi sarei aspettato un disco anche freddo  e cupo come il film  Interstellar…

Massi’ ci sta tutto dentro ci sono tanti rimandi nel mio disco…

Quale sarà il singolo ?...

Ci sto pensando…’Kolosimo’ o ‘Infinite combinazioni’…non so…a  te piacciono?

Ti suggerirei ‘ Infinite combinazioni ‘ o ‘Niente’ … ma l'artista sei tu…

anche i ‘Fauni’…?

 

…ma potrebbe scatenare polemiche visto i caxxx e le fasi anali…e i rimandi a Freud…la mia preferita ora è  ‘Niente’…giusto equilibrio pop musicale  e contenuto…Comunque  ho testato il disco ad alcuni amici…mi dicono che la voce tua è molto bassa…quasi in secondo piano…tu non sei così…

Ma a me il disco sembra perfetto così …

il tuo suono mi piace  un casino…è come una nuvola…la nebbia che ti inghiotte…e tu sei la voce narrante….

Perfetto allora….è quello che volevo. Diciamo che è un disco un po’ piu’ introverso rispetto ai dischi italiani ma comunque intelleggibile…e fatto per durare…

Allora io sono il tuo fan ideale …

Esatto….e te lo dico pure !

In grassetto l'intervistatore…. In corsivo l’artista.

Fabrizio Tavernelli ha concesso questa intervista all uscita del suo ultimo disco. I consensi stanno arrivando quasi clandestinamente…  Tuttavia grazie al crowdfunding e alla tournee’ intrapresa questo disco ha iniziato da subito a varcare pure l’ fm anche piu’ commerciale….E anche i neofiti  e i piu’ giovani possono così scoprire uno dei talenti del nostro sottobosco musicale che vanta alle spalle  moltissime produzioni( sia italiane che dance)  perché diciamolo venti anni fa in Italia fu  uno dei primi a proporre con la sua band degli AFA la drum and bass ben prima degli Afterhours  e in contemporanea ai Massive Attack. 

Link della intervista pubblicata sul sito di Radio Città Fujiko

http://www.radiocittafujiko.it/musica/easy-pop-intervista-fabrizio-tavernelli

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